
Caro Direttore, ricorre il decennale ed è un dovere scrivere quanto bravo (in senso letterale e in senso manzoniano) sia stato il tuo giornale. Oddioh! Cancella quell'espressione "quanto bravo sia stato", mi sa di morto, e accetta invece "quanto bravo è". Si lo è tuttora. Forse potrebbe nascere la maliziosa domanda: "lo sarà ancora?" o, forse, "lasceranno che lo sia ancora?" Non mi rispondo fatalisticamente con uno "spero di si", perché conoscendo te sotto l'aspetto formale ("dimmi come vesti e ti dirò chi sei" disse Goethe a Klinger, il fondatore dello"Sturm und Drang") e sotto quello del pensiero, penso che si possa dire: "sicuramente di si, sarà ancora bravo". Semmai ti inviterei ad essere maggiormente "tempesta e assalto" ("Sturm und Drang", appunto) in questa ragione ridotta a pantano sociale, politico ed economico.
In questi dieci anni ho visto che sul giornale hanno scritto profeti, sibille, osservatori seri e altri superficiali e spesso superstiziosi, professori dell'arte del parlare aereo, professori di oracoli, interpreti dei sogni che non ci sono più (perché ci hanno tarpato anche quelli). Non sono mancate le prefiche sulla emigrazione giovanile, sempre pronte a reclamare per loro un posto sotto casa. Hai ospitato i metòposcopi , che sono coloro che dall'analisi delle rughe della fronte traggono auspici divinatori – e lo sai meglio di me che non pochi politici nostrani in televisione amano esprimersi con rughe variegate. E, data l'origine contadina di molti uomini politici autoctoni, hai ospitato anche le loro riflessioni di geomanti, di persone cioè che da una manciata di terra gettata al suolo, interpretano le forme createsi e trasferiscono poi nella realtà quegli auspici tratti da esse (che detto in forma esplicita equivalgono a idee terra-terra). Hanno scritto gli etici e i moralisti, gli economisti e i metafisici, quelli dal dire logorroico a quegli altri dal parlare breve, o ardente e infuocato, dal parlare magico e sottile. Potrei continuare nell'enunciare questi "attori delle cause", come li chiama Orazio, che amano parlare per perseguire qualche giustizia.
Non sono mancati scritti di assessori e presidenti impegnati in quell'attività romantica di accendere speranze per creare un fuoco fittizio (perdonami la saccenteria, tecnicamente si chiamano "piromanti"). Hai lasciato che scrivessero i banditori di portenti legislativi, sempre annunciati e mai attuati .
Tutto ciò è stato bello, e continua ad esserlo, perché il tuo giornale da a tutti noi la certezza dell'esistenza in Basilicata di un cono di libertà di parola.
Mi concedo un ricordo scolastico: lo storico Plinio nella sua "Storia naturale" racconta che durante il governo di un certo console in Campania piovve miracolosamente della carne (per indicare il grande sviluppo economico da lui realizzato), mentre un console diverso in Lucania fece piovere ferro.(per indicare la povertà da lui procurata). Chissa, forse anche Plinio era un qualunquista.
In attesa che mi venissero in mente parole augurali da dirti nella circostanza, mi sono messo ad osservare il cielo per vedere se preannunciava la pioggia o la neve o il sole. Ma all'improvviso scivola veloce uno stormo di uccelli in gran festa. Ciò mi ricorda il poeta Ovidio che, vedendo gli uccelli volare, li riteneva più vicino agli dei e li considerava loro messaggeri. E quando aveva bisogno di chiarire qualche dubbio, ed avere così qualche certezza, saliva su un monte con un bastone e, fatto con esso alcuni segni nell'aria, attendeva il garrire degli uccelli per cogliere dal loro linguaggio un messaggio utile a sciogliere le proprie incertezze. Roba da poeti!
Eppure, seduto davanti al desk del computer mi urge la voglia di fare gli auguri al tuo giornale ma mi ritrovo anche con un frullare di idee nella testa che mi ha suscitato proprio quel modo di fare di Ovidio. Di sicuro non mi armerò di un bastone e andare su monte Arioso a trarre auspici per il tuo foglio Ma il metodo ovidiano mi crea qualche problema: quale animale simbolico scegliere per trarre buoni auspici?
Il cigno? Era preso come augurio dai nocchieri essendo uccello da acqua. Quindi, come augurio non è peregrino pur essendo tu professionalmente un buon nocchiero! Non basta.
L'avvoltoio? Contrariamente alla cattiva reputazione che ha oggi, nella storia dei simboli egli era preso ad emblema da colui che edificava per la grandezza di un'idea. Non basta.
Il cavallo? Personificazione simbolica di forza e vitalità a livello più alto del bue che ama soltanto subire?.... Non basta ancora.
Il cervo? Egli sputava acqua nelle fessure della terra dove si annidavano i serpenti velenosi, in tal modo li spingeva ad uscire e li calpestava...... Va bene anche questo, in senso metaforico.
Le colombe? Davano l'augurio ai re, perché, si dice, che esse non volano mai da sole, come i re che non vanno mai scompagnati, qualità questa che, trasfusa ai giornali, sta per verità e qualità dell' informazione! O. k.
L'aquila? Sappiamo che è l'unico animale capace di fissare il sole senza rimanerne accecato e che percorre regioni inaccessibili alla comune conoscenza dei mortali (e, che bello|, snobba i re sole dei regnicoli...).
Non so proprio, Direttore, quale animale scegliere o forse, nell'incertezza, mi azzardo ad assegnare al giornale l'insieme di questo bestiario beneaugurante. Nel quale non voglio trascurare di inserire l'ape e poterti dire così a braccia alzate verso il cielo: “che una moltitudine di api si posi sul Quotidiano per accrescerlo in verità senza censure, cosi come fecero posandosi sulle labbra di tanti uomini sinceri, chiamati eretici dal potere arrogante; per accrescerlo in verità senza timore per l'avversario, così come predissero posandosi sulla bocca di Alessandro Magno. Sono auspici, me ne rendo conto. Ma vorrei spronarti ad una certezza, Direttore...: Sturm und Drang per mantenere vivo questo cono di libertà!




































